Lessico
Le parole che i Principi si portano dietro.
Ogni Voce dice tre cose: da dove viene la parola, che cosa significa davvero e come la useresti in una frase di tutti i giorni. Le trovi sottolineate dentro i saggi, e tutte insieme qui.
Affordance
la possibilità d'azione che un ambiente o un oggetto offre direttamente a chi lo percepisce, senza bisogno di una rappresentazione mentale intermedia
Origine — dall'inglese to afford «offrire, permettere» — parola coniata da Gibson perché nessun termine esistente diceva ciò che gli serviva
Nell'uso di tutti i giorni — una maniglia dice «tirami», una piastra dice «spingimi» — e lo dice prima che tu ci pensi
Curiosità — Donald Norman la importò nel design degli oggetti quotidiani, dove è diventata il criterio per giudicare una porta ben fatta da una che va spiegata con un cartello.
Nei Principi — La mappa non è il territorio
James J. Gibson, The Ecological Approach to Visual Perception, 1979
Aporia
lo stallo in cui finisce un ragionamento che scopre di non avere sbocco — nel metodo socratico è il risultato, non il fallimento
Origine — dal greco aporía, a- privativo e póros «passaggio, guado» — letteralmente «assenza di via d'uscita»
Nell'uso di tutti i giorni — quel momento in cui ti fermi e ammetti che non sai più da che parte prenderla
Curiosità — Molti dialoghi di Platone finiscono così, senza risposta: sono chiamati per questo «dialoghi aporetici».
Nei Principi — Io so di non sapere
Liddell-Scott-Jones, A Greek-English Lexicon, s.v. «ἀπορία»
Appraisal
la valutazione con cui la mente giudica un evento rilevante o irrilevante per i propri scopi, e da cui dipende l'emozione che segue
Origine — dall'inglese to appraise «valutare», dall'antico francese aprisier, a sua volta dal latino tardo appretiare — «dare un prezzo» (pretium)
Nell'uso di tutti i giorni — la domanda muta che la mente fa prima di reagire — «questo, per me, è un problema?»
Curiosità — L'etimologia conserva il gesto: valutare è, alla lettera, attribuire un prezzo — ed è esattamente ciò che facciamo con gli eventi prima di soffrirne.
Nei Principi — Non sono le cose a turbarci, ma i giudizi sulle cose
Richard S. Lazarus, Emotion and Adaptation, 1991
Arcanum imperii
il presupposto nascosto su cui si regge un ordine politico — non un'informazione riservata qualunque, ma la convinzione condivisa, spesso indimostrata, che tiene insieme un sistema di potere e che, una volta resa pubblica, lo indebolisce
Origine — dal latino arcanum imperii (plurale arcana imperii), «segreto del potere» — da arcanus «segreto, nascosto», derivato di arca «cassa chiusa», e imperium «comando, potere sovrano»; l'espressione nasce nella forma «evulgato imperii arcano» in Tacito, a proposito del 68 d.C.
Nell'uso di tutti i giorni — quel non detto istituzionale che tutti fingono di non sapere, e che smette di funzionare nel momento esatto in cui qualcuno lo dice ad alta voce — il trucco del prestigiatore spiegato in diretta
Curiosità — Tacito lo scrive a proposito della morte di Nerone: la scoperta che un imperatore poteva essere fatto anche fuori Roma innescò, nel giro di un anno, la successione di quattro imperatori diversi.
Nei Principi — Il vuoto di potere tende a riempirsi
Tacito, Historiae, Liber I, cap. 4 (ed. C.D. Fisher, Clarendon Press, Oxford 1911)
Aretē
l'eccellenza-funzione di una cosa o di una persona — il grado in cui compie bene ciò che le è proprio — una prestazione raggiunta, non un premio ricevuto
Origine — etimologia incerta — probabilmente imparentata con aristos «il migliore» e con la radice indoeuropea *h2erh1- «adattarsi, essere all'altezza, essere forte», non con un dono ricevuto alla nascita
Nell'uso di tutti i giorni — non 'essere buoni' da pagella morale, ma la lama che taglia bene: un coltello ha aretē quando fa esattamente ciò per cui esiste, e lo stesso vale per una persona che agisce bene
Curiosità — Prima di diventare virtù morale nei filosofi, il termine descriveva la prodezza del guerriero o la qualità di un cavallo veloce: l'eccellenza pratica, non la santità.
Nei Principi — Non sei ciò che decidi, sei ciò che ripeti
R. Beekes, Etymological Dictionary of Greek, Brill, 2010, s.v. «ἀρετή»
Ars moriendi
il trattato quattrocentesco che insegna a morire come si insegna un mestiere: elenca le cinque tentazioni dell'agonia — perdere la fede, disperarsi, spazientirsi, vantarsi dei propri meriti, aggrapparsi ai beni — e il modo di superarle una per una, dando per scontato che la buona morte si prepari da vivi
Origine — dal latino ars «arte, tecnica, competenza pratica» e moriendi, genitivo del gerundio del verbo deponente morī «morire» — letteralmente «arte del morire»
Nell'uso di tutti i giorni — un manuale vero e proprio, con tanto di capitoli ed elenchi puntati, che si comprava e si studiava finché si stava bene — non un'improvvisazione dell'ultimo minuto sul letto di morte
Curiosità — Nato come trattato latino nel contesto del Concilio di Costanza, circolò poi in una redazione breve illustrata: fu tra i primi testi diffusi a stampa, prima per xilografia e poi a caratteri mobili, con quasi cento edizioni in Europa prima del 1500.
Nei Principi — Ricordare la morte insegna a vivere
Mary Catharine O'Connor, The Art of Dying Well: The Development of the Ars Moriendi, New York, Columbia University Press, 1942 (Columbia University Studies in English and Comparative Literature, n. 156)
Asebeia
nell'Atene classica, il reato di empietà — non riconoscere gli dèi della città o introdurne di nuovi
Origine — dal greco asébeia, a- privativo e sébas «riverenza, timore sacro» — la mancanza di rispetto verso ciò che la città considera sacro
Nell'uso di tutti i giorni — l'accusa che si muove a chi non si inchina davanti a ciò che tutti danno per intoccabile
Curiosità — È il capo d'imputazione per cui Socrate fu processato e condannato a morte nel 399 a.C.
Nei Principi — Io so di non sapere
Liddell-Scott-Jones, A Greek-English Lexicon, s.v. «ἀσέβεια»
Assenso
nel lessico stoico, il consenso interno che diamo a una rappresentazione — e che, a differenza della rappresentazione, dipende da noi
Origine — dal latino assensus, da ad- «verso» e sentire — «sentire insieme», dare il proprio consenso interno
Nell'uso di tutti i giorni — il sì silenzioso che concedi a un pensiero prima ancora di averlo esaminato
Curiosità — È la libertà che Epitteto rivendica da schiavo: si può possedere il corpo di un uomo, non il suo assenso.
Nei Principi — Non sono le cose a turbarci, ma i giudizi sulle cose
Epitteto, Diatribe (nella tradizione stoica, synkatáthesis)
Astrazione
il processo con cui il sistema nervoso seleziona alcuni tratti della realtà e scarta tutti gli altri
Origine — dal latino abstrahere, ab- «via da» e trahere «tirare» — «trarre via», portare fuori una parte lasciando il resto
Nell'uso di tutti i giorni — ogni volta che riassumi una giornata in una frase, stai astraendo — e buttando via quasi tutto
Curiosità — Korzybski lo rappresentava con un oggetto fisico, il «differenziale strutturale»: un disco bucherellato da cui pendono fili, per mostrare quanti dettagli cadono a ogni livello.
Nei Principi — La mappa non è il territorio
Alfred Korzybski, Science and Sanity, 1933
Ataraxia
l'assenza di turbamento che per Epicuro è il fine ultimo della vita buona — non si conquista vincendo la paura, ma togliendo di mezzo ciò che la genera
Origine — dal greco ataraxía, da a- privativo e tarássein «agitare, turbare, scompigliare» — letteralmente «assenza di turbamento»
Nell'uso di tutti i giorni — quella sera in cui ripensi a una cosa che prima ti toglieva il sonno e per la prima volta non senti più lo stomaco stringersi
Curiosità — Nell'ultima lettera che scrisse, il giorno stesso della sua morte per un male ai reni, Epicuro racconta che il ricordo delle conversazioni filosofiche fatte in vita compensava ogni dolore del corpo.
Nei Principi — Ricordare la morte insegna a vivere
Liddell-Scott-Jones, A Greek-English Lexicon, s.v. «ἀταραξία»
Autarkeia
la condizione di chi non dipende dalla sorte perché ha ridotto i propri bisogni al necessario — non chi ha accumulato tanto da non avere mai bisogno di nulla, ma chi sa bastarsi anche quando ha poco
Origine — dal greco autárkeia, da autós «se stesso» e il verbo arkéō «bastare, essere sufficiente» — letteralmente «bastare a se stessi»
Nell'uso di tutti i giorni — non il fortino isolato che si difende dal mondo, ma la scorta d'acqua in dispensa che ti rende indifferente al fatto che oggi piova o no
Curiosità — Epicuro lo scrive esplicitamente nella stessa lettera: non con l'intento di godere sempre di poco, ma perché il poco ci basti quando non abbiamo il molto.
Nei Principi — I soldi comprano libertà, il resto è vetrina
Epicuro, Lettera a Meneceo, 130 (tràdita in Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, X, 130)
Banda cognitiva
la capacità di attenzione e ragionamento disponibile in un dato momento, che si riduce quando è occupata da preoccupazioni pressanti — come la scarsità economica — lasciandone meno per il resto
Origine — traduzione italiana dell'inglese cognitive bandwidth, usato da Mullainathan e Shafir in Scarcity: Why Having Too Little Means So Much (2013) per la capacità mentale disponibile in un dato momento, sul modello della banda passante informatica
Nell'uso di tutti i giorni — la RAM del cervello quando hai troppe finestre aperte insieme: preoccuparti di arrivare a fine mese occupa capacità mentale che useresti altrimenti per decidere bene, anche su questioni che non c'entrano nulla coi soldi
Curiosità — Nello studio, gli stessi coltivatori indiani di canna da zucchero ottenevano risultati ai test cognitivi peggiori di circa 13 punti di QI prima del raccolto, quando erano poveri, rispetto a dopo, quando erano più ricchi.
Nei Principi — I soldi comprano libertà, il resto è vetrina
Anandi Mani, Sendhil Mullainathan, Eldar Shafir, Jiaying Zhao, «Poverty Impedes Cognitive Function», Science, vol. 341, n. 6149, 2013, pp. 976-980
Bene posizionale
un bene il cui valore per chi lo possiede dipende da quanti altri non ce l'hanno: se la quantità disponibile a tutti aumenta insieme, il vantaggio relativo di chi ne ha svanisce, anche se in termini assoluti nessuno ne ha di meno
Origine — traduzione italiana dell'inglese positional good, termine coniato dall'economista Fred Hirsch nel 1976 per i beni il cui valore dipende dalla scarsità relativa rispetto agli altri, non dalla quantità assoluta disponibile
Nell'uso di tutti i giorni — il posto in prima fila a un concerto in piedi — se ti alzi in punta di piedi tu, si alzano tutti, e alla fine nessuno vede meglio di prima
Curiosità — L'esempio classico di Hirsch era il cottage isolato in campagna: se tutti possono permetterselo, nessuno è più isolato di prima — il bene si consuma da solo con la propria popolarità.
Nei Principi — I soldi comprano libertà, il resto è vetrina
Fred Hirsch, Social Limits to Growth, Harvard University Press, 1976
Bias di pubblicazione
la distorsione sistematica della letteratura scientifica che nasce perché le riviste pubblicano più volentieri risultati positivi che risultati nulli, non perché i risultati nulli siano meno veri
Origine — dall'inglese publication bias — bias, dal francese antico biais «obliquo, di traverso», termine delle bocce da gioco per le palle sbilanciate che curvano la traiettoria invece di andare dritte
Nell'uso di tutti i giorni — gli studi con un risultato interessante vengono pubblicati quasi sempre, quelli con risultato nullo finiscono in un cassetto — e tu, leggendo solo le riviste, vedi solo la metà fortunata
Curiosità — Rosenthal chiamò il fenomeno «file drawer problem»: nel caso estremo, i cassetti dei ricercatori conterrebbero il 95% degli studi condotti mai arrivati in stampa, mentre le riviste mostrerebbero solo il 5% che risulta significativo per puro errore statistico.
Nei Principi — Ricordare la morte insegna a vivere
Robert Rosenthal, «The file drawer problem and tolerance for null results», Psychological Bulletin, 86(3), 1979, pp. 638-641
Bypass spirituale
usare idee o pratiche spirituali per saltare il lavoro emotivo invece di attraversarlo
Origine — dall'inglese spiritual bypassing, coniato da Welwood nei primi anni Ottanta — to bypass «aggirare, scavalcare»
Nell'uso di tutti i giorni — rispondere «è solo un tuo pensiero» a chi ha appena subito un lutto
Curiosità — Welwood, psicoterapeuta e praticante buddhista, coniò il termine osservando allievi che usavano la meditazione per non guardare le proprie ferite.
Nei Principi — Non sono le cose a turbarci, ma i giudizi sulle cose
John Welwood, Toward a Psychology of Awakening, 2000
Ceiling effect
la distorsione che si crea quando un test o una scala di misura non riesce a registrare valori oltre un certo massimo, comprimendo su un unico punteggio persone o casi che nella realtà continuano a differire
Origine — dall'inglese ceiling effect — ceiling, letteralmente «soffitto» — usato in statistica e psicometria come metafora del limite superiore di una scala oltre il quale lo strumento non riesce più a distinguere i punteggi
Nell'uso di tutti i giorni — un metro a nastro che finisce prima che tu abbia smesso di crescere: se la scala si ferma a un certo punto, tutti quelli sopra quel punto sembrano 'uguali' anche se non lo sono
Curiosità — La celebre misura di Kahneman e Deaton del 2010 sul benessere ne era afflitta: quasi l'85% delle risposte nella fascia di reddito critica risultava compresso al massimo della scala, mascherando una crescita reale che sarebbe emersa solo nel 2023.
Nei Principi — I soldi comprano libertà, il resto è vetrina
APA Dictionary of Psychology, s.v. «ceiling effect»
Chrematistike
per Aristotele, l'accumulo di ricchezza come fine a se stesso, senza limite naturale — a differenza dell'amministrazione domestica, che un limite ce l'ha perché risponde a bisogni reali
Origine — dal greco chrēmatistikē, da chrēma «cosa utile, bene» (plurale chrēmata «denaro, averi») — l'«arte di procurarsi ricchezza»
Nell'uso di tutti i giorni — il contatore del conto in banca che continua a salire senza che tu sappia più dire per cosa lo stai facendo salire
Curiosità — Aristotele colloca l'usura al vertice della chrematistike più innaturale, perché produce denaro dal denaro stesso, senza che passi da alcun bene reale.
Nei Principi — I soldi comprano libertà, il resto è vetrina
Aristotele, Politica, I, 9-10, 1256b-1258b (ed. Loeb Classical Library, trad. H. Rackham, 1932)
Chunking
la compressione di una sequenza di elementi distinti — informazioni o movimenti — in un'unica unità che la mente o il corpo gestiscono come un blocco solo, senza più elaborarne le parti separatamente
Origine — dall'inglese chunk, «blocco, pezzo compatto» — Miller lo introduce nel 1956 per la memoria a breve termine; le neuroscienze del comportamento estendono poi il termine dalla memorizzazione di informazioni all'esecuzione di sequenze motorie
Nell'uso di tutti i giorni — come imparare a digitare a macchina: all'inizio cerchi ogni lettera con un dito, dopo mesi le dita 'sanno' la parola intera come un solo gesto — dieci mosse separate fuse in un unico blocco che parte tutto insieme
Curiosità — Miller lo coniò per spiegare perché ricordiamo meglio un numero di telefono spezzato in gruppetti che cifra per cifra; le neuroscienze lo hanno poi ritrovato scolpito nei neuroni dello striato dei ratti che imparano un percorso.
Nei Principi — Non sei ciò che decidi, sei ciò che ripeti
G. A. Miller, «The Magical Number Seven, Plus or Minus Two», Psychological Review, 63(2), 1956, pp. 81-97
Coping potential
la stima istantanea e soggettiva di quanto ci si senta in grado di comprendere o gestire una situazione nuova o complessa — insieme alla novità è il secondo ingrediente che decide se proviamo interesse oppure confusione davanti alla stessa cosa
Origine — dall'inglese coping, participio di to cope («riuscire a gestire», dal francese antico couper/colper «colpire», poi evoluto in «cavarsela con»), e potential, dal latino potentia «capacità, potere» — nella teoria dell'appraisal di Lazarus è la valutazione secondaria: posso farcela con questo?
Nell'uso di tutti i giorni — quella vocina che, davanti a qualcosa di nuovo, non chiede «è interessante?» ma «ce la faccio a starci dietro?» — ed è lei a decidere se ti incuriosisci o scappi
Curiosità — Negli esperimenti di Silvia con immagini astratte, il coping potential veniva misurato chiedendo ai soggetti quanto si sentissero in grado di capire l'immagine, non quanto gli piacesse: la variabile che conta è la fiducia di poterci arrivare, non il gradimento.
Nei Principi — Non aspettare la passione per cominciare
Paul J. Silvia, «Interest—The Curious Emotion», Current Directions in Psychological Science, 17(1), 2008, pp. 57-60
Crisi di replicazione
la scoperta, a partire dai primi anni 2010, che una grande parte dei risultati sperimentali della psicologia (e non solo) non regge quando altri ricercatori ripetono lo stesso studio
Origine — dal latino replicare «ripiegare, ripetere» (re- + plicare «piegare») incrociato con il greco krísis, da krínein «separare, giudicare, decidere» — il momento in cui una situazione va decisa
Nell'uso di tutti i giorni — quando qualcuno rifà lo stesso identico esperimento psicologico famoso e il risultato, quello che tutti citavano nei libri, semplicemente non si ripresenta
Curiosità — Nel 2015 l'Open Science Collaboration ha rifatto 100 studi pubblicati su tre riviste di psicologia: solo il 36% ha prodotto di nuovo un risultato significativo, e comunque dimezzato rispetto all'originale.
Nei Principi — Non aspettare la passione per cominciare · Ricordare la morte insegna a vivere
Open Science Collaboration, «Estimating the Reproducibility of Psychological Science», Science, vol. 349, n. 6251, 2015, aac4716
CTRA
una firma genomica rilevabile nei globuli bianchi di chi vive isolamento o stress cronico — più espressione dei geni pro-infiammatori, meno di quelli antivirali — che collega la qualità delle relazioni al funzionamento del sistema immunitario
Origine — acronimo inglese di Conserved Transcriptional Response to Adversity, coniato dal genomico sociale Steve Cole (UCLA) per descrivere un pattern di espressione genica conservato nell'evoluzione, attivato dalle avversità croniche
Nell'uso di tutti i giorni — il corpo 'sa' che sei solo prima ancora che tu te ne accorga: un interruttore genetico nei globuli bianchi che riprogramma le difese immunitarie come un impianto d'allarme tarato sul pericolo sbagliato
Curiosità — Il gruppo di Cole ha ritrovato lo stesso pattern anche nei macachi rhesus sottoposti a isolamento sociale sperimentale, segno che la firma è conservata oltre la specie umana.
Nei Principi — Le relazioni sono la medicina più potente
Steven W. Cole, «The Conserved Transcriptional Response to Adversity», Current Opinion in Behavioral Sciences, 28:31-37 (2019)
Dilemma della sicurezza
la dinamica per cui le misure difensive prese da un attore per sentirsi più sicuro vengono percepite come una minaccia dagli altri, che rispondono armandosi a loro volta — innescando una spirale che nessuno dei due voleva
Origine — espressione coniata dal politologo John H. Herz nel saggio Idealist Internationalism and the Security Dilemma (1950) per descrivere la logica dell'anarchia internazionale tra Stati; Barry Posen (1993) ne propone l'applicazione «verso l'interno», ai gruppi che restano dopo il collasso di un'autorità centrale
Nell'uso di tutti i giorni — due vicini di casa che comprano entrambi un cane da guardia sempre più grosso solo per difendersi, e finiscono per sembrare, l'uno all'altro, sempre più minacciosi
Curiosità — Barry Posen lo applica agli Stati collassati: quando l'autorità centrale crolla, i gruppi rimasti si comportano come Stati sovrani dentro un sistema anarchico, anche senza volerlo.
Nei Principi — Il vuoto di potere tende a riempirsi
John H. Herz, Idealist Internationalism and the Security Dilemma, World Politics 2(2), 1950, pp. 157-180; applicazione al collasso interno dell'autorità in Barry R. Posen, The Security Dilemma and Ethnic Conflict, Survival 35(1), 1993, pp. 27-47
Dógma
nel lessico stoico, il giudizio che si interpone fra un evento e la reazione a esso — e che, a differenza dell'evento, dipende da noi
Origine — dal greco dógma, da dokeîn «sembrare, parere» — non «verità imposta», ma «ciò che a qualcuno pare»
Nell'uso di tutti i giorni — la frase che ti dici sull'accaduto, e che scambi per l'accaduto stesso
Curiosità — La parola ha compiuto un viaggio rovesciato: nasce indicando un'opinione personale e finisce per designare ciò che non si discute.
Nei Principi — Non sono le cose a turbarci, ma i giudizi sulle cose
Liddell-Scott-Jones, A Greek-English Lexicon, s.v. «δόγμα»
Dogmatismo
la postura di chi tiene una posizione come non rivedibile, indipendentemente da quali prove arrivino
Origine — dal greco dógma «opinione, decisione», da dokeîn «sembrare, parere» — alla radice c'è ciò che pare a qualcuno, non ciò che è
Nell'uso di tutti i giorni — non è avere convinzioni forti: è non avere in mente nulla che potrebbe farti cambiare idea
Curiosità — L'etimologia è ironica: dógma nasce per indicare ciò che a qualcuno semplicemente sembra, e finisce per designare ciò che non si discute.
Nei Principi — Io so di non sapere
Liddell-Scott-Jones, A Greek-English Lexicon, s.v. «δόγμα»
Dukkha
nel buddhismo, l'insoddisfazione e la sofferenza — resa spesso con «dolore», ma più vicina a «ciò che non gira bene»
Origine — dal pāli e sanscrito duḥkha, formato sul prefisso duḥ- «cattivo, difficile»; la glossa tradizionale che lo scompone in «mozzo della ruota mal centrato» è suggestiva ma non accolta da tutti gli studiosi
Nell'uso di tutti i giorni — non il dolore in sé, ma l'attrito che gli aggiungi rimuginandoci sopra
Curiosità — Il Sallatha Sutta distingue due frecce: la prima è l'evento, la seconda è la reazione mentale — e solo la seconda dipende da noi.
Nei Principi — Non sono le cose a turbarci, ma i giudizi sulle cose
Rhys Davids & Stede, Pali-English Dictionary, s.v. «dukkha»
E-Prime
una disciplina linguistica che elimina il verbo «essere» per evitare di attribuire alle cose ciò che è solo la nostra reazione
Origine — dall'inglese English-Prime, cioè E′ — l'inglese meno tutte le forme del verbo to be
Nell'uso di tutti i giorni — invece di «questo film è noioso», «questo film mi ha annoiato» — sposta il giudizio da proprietà del mondo a esperienza di chi parla
Curiosità — Bourland fu allievo di Korzybski e propose l'E-Prime come applicazione pratica della semantica generale al parlato di tutti i giorni.
Nei Principi — La mappa non è il territorio
David Bourland Jr., A Linguistic Note: Writing in E-Prime, 1965
Elenchus
il metodo socratico di confutazione — non si oppone una tesi, si mostra all'interlocutore che le sue premesse si contraddicono a vicenda
Origine — dal greco élenchos, «prova, esame, confutazione» — in Omero indica ancora il biasimo, la vergogna
Nell'uso di tutti i giorni — quando qualcuno ti fa tre domande e ti accorgi da solo che le tue risposte non stanno insieme
Curiosità — Socrate non dichiara mai vincitore se stesso: al termine dell'elenchus non resta la sua opinione, resta il vuoto lasciato da quella dell'altro.
Nei Principi — Io so di non sapere
Liddell-Scott-Jones, A Greek-English Lexicon, s.v. «ἔλεγχος»
Enchiridion
il manuale in cui Arriano condensò l'essenziale dell'insegnamento di Epitteto
Origine — dal greco encheirídion, en- «in» e cheír «mano» — «ciò che si tiene in mano»: sia il manuale tascabile sia il pugnale
Nell'uso di tutti i giorni — il libretto che porteresti con te, non quello che terresti in libreria
Curiosità — Il doppio significato è appropriato: l'opera è breve perché va tenuta addosso e usata all'istante, come un'arma da difesa.
Nei Principi — Non sono le cose a turbarci, ma i giudizi sulle cose
Liddell-Scott-Jones, A Greek-English Lexicon, s.v. «ἐγχειρίδιον»
Esito modale
in una distribuzione di frequenza o di probabilità, l'esito che si verifica più spesso di ogni altro — distinto sia dalla media aritmetica sia dal caso peggiore, possibile ma raro
Origine — dall'aggettivo statistico modale, derivato da moda — a sua volta dal latino modus «misura, maniera» — riferito al valore o all'esito che compare con la frequenza più alta in una distribuzione di dati o di probabilità
Nell'uso di tutti i giorni — non 'la media', ma 'quello che càpita più spesso': se lanci mille volte un dado truccato, l'esito modale è la faccia che esce più delle altre, non un numero qualunque nel mezzo
Curiosità — Geddes, Wright e Frantz, su 280 regimi autocratici caduti tra il 1946 e il 2010, trovano che l'esito modale della caduta non è il collasso in guerra civile, ma il passaggio a un'altra autocrazia.
Nei Principi — Il vuoto di potere tende a riempirsi
Treccani, Enciclopedia della Matematica, s.v. «valore modale»; applicato ai regimi autocratici in Barbara Geddes, Joseph Wright, Erica Frantz, Autocratic Breakdown and Regime Transitions: A New Data Set, Perspectives on Politics 12(2), 2014, pp. 313-331
Ethos
l'abitudine consolidata intesa come «luogo» a cui il comportamento fa regolarmente ritorno — la radice etimologica da cui deriva «etica»
Origine — dal greco ēthos, che in Omero indica il pascolo o la tana abituale di un animale — il luogo consueto a cui si ritorna — prima di scivolare, per estensione, verso «costume» e infine verso il carattere morale
Nell'uso di tutti i giorni — non una regola scritta da qualche parte, ma il posto dove il tuo comportamento torna ogni sera senza che tu debba deciderlo — come il gregge che rientra da solo all'ovile
Curiosità — In Omero descrive le tane abituali dei leoni e dei cinghiali (Iliade VI 511, XV 268): solo secoli dopo la parola migra dal recinto degli animali al carattere umano.
Nei Principi — Non sei ciò che decidi, sei ciò che ripeti
Liddell-Scott-Jones, A Greek-English Lexicon, s.v. «ἦθος»; Omero, Iliade VI 511 e XV 268
Fallacia ecologica
l'errore di inferire caratteristiche o comportamenti individuali a partire da dati aggregati su un gruppo, quando la relazione osservata a livello di gruppo può non valere affatto — o addirittura invertirsi — per i singoli membri
Origine — dall'inglese ecological fallacy — «ecologico» qui nel senso tecnico-statistico di «riferito a un gruppo o a una popolazione», non ambientale; coniato nel 1958 a partire dalla «correlazione ecologica» descritta da Robinson nel 1950
Nell'uso di tutti i giorni — dedurre il carattere di una persona dalla media della sua città: un pattern vero a livello di gruppo non dice nulla di affidabile sul singolo individuo dentro quel gruppo
Curiosità — Robinson lo dimostrò con dati censuari del 1930: la correlazione fra percentuale di popolazione nera e percentuale di analfabetismo era di 0,77 a livello di stato, ma scendeva a 0,20 quando misurata sui singoli individui.
Nei Principi — I soldi comprano libertà, il resto è vetrina
William S. Robinson, «Ecological Correlations and the Behavior of Individuals», American Sociological Review, vol. 15, n. 3, 1950, pp. 351-357; il termine fu coniato da Hanan C. Selvin, «Durkheim's Suicide and Problems of Empirical Research», American Journal of Sociology, vol. 63, n. 6, 1958, pp. 607-619
Fallibilismo
la posizione per cui ogni conoscenza è rivedibile — la certezza assoluta non è un traguardo raggiungibile, ma un limite
Origine — dal latino fallere «ingannare, venir meno» — da cui fallibilis, «che può sbagliare»
Nell'uso di tutti i giorni — tenere aperta la porta sul fatto che potresti avere torto, senza per questo smettere di agire
Curiosità — Peirce ne fece un pilastro del pragmatismo; Popper ne trasse la sua idea di scienza come sequenza di congetture esposte alla confutazione.
Nei Principi — Io so di non sapere · La mappa non è il territorio
Charles Sanders Peirce, Collected Papers, vol. I
Fattori di Atwater
i coefficienti energetici (circa 4 kcal/g per proteine e carboidrati, 9 kcal/g per i grassi) usati per calcolare il valore calorico di un alimento a partire dalla sua composizione chimica, al netto di quanto il corpo non riesce a estrarne
Origine — dal cognome del chimico agrario americano Wilbur Olin Atwater (1844-1907) — un eponimo scientifico, non un'etimologia in senso stretto
Nell'uso di tutti i giorni — quei tre numeri stampati su ogni etichetta nutrizionale — 4, 4, 9 — che dicono quante calorie ricavare da un grammo di proteine, carboidrati e grassi
Curiosità — Atwater bruciò letteralmente porzioni di cibo dentro una bomba calorimetrica per misurarne il calore sprigionato, e sottrasse poi una quota per l'energia che il corpo perde con feci, urine e calore — un secolo dopo, quei tre numeri sono ancora gli unici stampati sul retro di ogni confezione che hai in casa.
Nei Principi — Il cibo è informazione, non solo carburante
Atwater W.O., Bryant A.P., «The Availability and Fuel Value of Food Materials», Storrs Agricultural Experiment Station, Twelfth Annual Report, 1899, pp. 73-110
Habit stacking
la tecnica di agganciare una nuova abitudine a un'abitudine già consolidata, usando quest'ultima come segnale automatico che innesca la prima
Origine — dall'inglese to stack «impilare» — coniato nel 2014 dall'autore S. J. Scott, poi diffuso su scala molto più larga da James Clear in Atomic Habits (2018)
Nell'uso di tutti i giorni — non costruire un treno nuovo da fermo: agganciare un vagone a un treno che parte già in orario ogni mattina — la nuova abitudine viaggia gratis sulla puntualità di quella vecchia
Curiosità — Il formato canonico della tecnica, «dopo [abitudine esistente], farò [nuova abitudine]», nasce nel libro di Scott ed è oggi la formula più citata nella letteratura sull'auto-miglioramento.
Nei Principi — Non sei ciò che decidi, sei ciò che ripeti
S. J. Scott, Habit Stacking: 97 Small Life Changes That Take Five Minutes or Less, 2014
Healthism
la critica sociologica secondo cui collocare la salute interamente nella responsabilità e nelle scelte individuali individualizza la colpa e oscura le condizioni economiche e sociali che la determinano davvero
Origine — dall'inglese health, «salute», con il suffisso -ism che denota un'ideologia — coniato dal sociologo americano Robert Crawford nel 1980
Nell'uso di tutti i giorni — l'ideologia silenziosa che trasforma ogni consiglio nutrizionale — 'mangia cibo vero' — in un giudizio morale implicito su chi non ha il tempo, i soldi o il negozio giusto sotto casa per seguirlo
Curiosità — Crawford scriveva già nel 1980, osservando l'ondata di 'nuova coscienza della salute' nell'America di fine anni Settanta — quasi mezzo secolo prima che diventasse il linguaggio di ogni app di fitness.
Nei Principi — Il cibo è informazione, non solo carburante
Crawford R., «Healthism and the Medicalization of Everyday Life», International Journal of Health Services, 10(3), 1980, pp. 365-388
Hexis
una disposizione stabile del carattere, acquisita non per natura ma per esercizio ripetuto, che una volta formata orienta l'azione senza bisogno di essere ridecisa ogni volta
Origine — dal greco hexis, derivato dal verbo échein «avere, tenere, possedere» — prima dei filosofi indicava, nei testi medici, uno stato duraturo del corpo (salute, forma fisica); Aristotele lo trasferisce al carattere
Nell'uso di tutti i giorni — il callo che ti viene sulle mani a forza di stringere lo stesso attrezzo — non decidi di averlo, te lo costruisci ripetendo il gesto finché la mano stessa cambia forma
Curiosità — Prima di Aristotele il termine era medico, non morale: indicava lo stato duraturo di un corpo in salute o in forma nei trattati ippocratici.
Nei Principi — Non sei ciò che decidi, sei ciò che ripeti
Aristotele, Etica Nicomachea, II, 1103a14-26
Hybris
la sopravvalutazione di sé che porta a oltrepassare la misura — e, nella tragedia, a pagarla
Origine — dal greco hýbris — nell'Atene classica indicava un reato concreto, l'oltraggio inflitto per umiliare qualcuno, prima di significare «tracotanza»
Nell'uso di tutti i giorni — credere di poter controllare ciò che non dipende da te, e prendersela con chi non ci riesce
Curiosità — Non era un peccato religioso ma un capo d'accusa: ad Atene si poteva essere processati per hýbris.
Nei Principi — Non sono le cose a turbarci, ma i giudizi sulle cose
Liddell-Scott-Jones, A Greek-English Lexicon, s.v. «ὕβρις»
Incretine
ormoni rilasciati dall'intestino in risposta al cibo che potenziano la secrezione di insulina dal pancreas — la famiglia a cui appartiene il GLP-1, identificato a metà degli anni Ottanta
Origine — dal francese incrétine, coniato nel 1932 dal fisiologo belga Jean La Barre come crasi di INtestin, seCRETion e insulINe — un fattore intestinale capace di far secernere insulina
Nell'uso di tutti i giorni — il sensore che l'intestino usa per assaggiare chimicamente ciò che sta arrivando e avvertire in anticipo il pancreas, prima ancora che il glucosio sia nel sangue
Curiosità — La Barre coniò il termine pensando già a un possibile trattamento del diabete, quasi un secolo prima che i farmaci a base di GLP-1 diventassero i dimagranti più venduti al mondo.
Nei Principi — Il cibo è informazione, non solo carburante
Creutzfeldt W., «The [pre-]history of the incretin concept», Regulatory Peptides, 128(2), 2005, pp. 87-91
Insight trap
la trappola per cui comprendere un problema produce una gratificazione emotiva simile a quella di risolverlo, scaricando la spinta motivazionale che sarebbe servita per agire davvero
Origine — espressione informale circolante nella critica al genere self-help, senza un autore unico riconosciuto — descrive un fenomeno ampiamente documentato dalla ricerca sul divario fra intenzione e comportamento
Nell'uso di tutti i giorni — la sensazione di aver già fatto la palestra solo perché hai letto un ottimo articolo sull'allenarsi: capire qualcosa dà lo stesso sollievo emotivo di averlo fatto, e quel sollievo è proprio la molla che serviva per farlo davvero
Nei Principi — Non sei ciò che decidi, sei ciò che ripeti
P. Sheeran, T. L. Webb, «The Intention–Behavior Gap», Social and Personality Psychology Compass, 10, 2016, pp. 503-518
Interregno
l'intervallo istituzionale tra la fine di un'autorità e l'insediamento della successiva, durante il quale il potere è sospeso o affidato a una gestione temporanea e transitoria
Origine — dal latino interregnum, composto da inter «tra» e regnum «regno, sovranità» (da regere «governare, dirigere») — nell'antica Roma il periodo, amministrato da un interrex, tra la morte di un re o di un magistrato supremo e l'elezione del successore
Nell'uso di tutti i giorni — la terra di nessuno tra un capo che se n'è andato e uno che deve ancora arrivare — l'ufficio senza titolare, la sedia calda che nessuno vuole scaldare troppo a lungo
Curiosità — A Roma l'interregno durava di norma cinque giorni per volta, rinnovabile con un nuovo interrex, finché i comizi non eleggevano un nuovo re o console.
Nei Principi — Il vuoto di potere tende a riempirsi
Oxford Classical Dictionary, 4ª ed., Oxford University Press, 2012, s.v. «interrex»; cfr. Andrew Lintott, The Constitution of the Roman Republic, Oxford University Press, 1999
Junzi
la persona che ha raggiunto l'eccellenza morale non per nascita ma per esercizio costante dei riti e delle virtù — il modello umano che il confucianesimo propone come traguardo, non come punto di partenza
Origine — dal cinese 君子 (jūnzǐ), composto da jūn «sovrano, signore» e zǐ «figlio» — letteralmente «figlio di un sovrano»; Confucio ne capovolge il senso, da titolo ereditario a qualifica morale aperta a chiunque
Nell'uso di tutti i giorni — non un titolo di nobiltà che si eredita alla nascita, ma una cintura nera: te la guadagni allenamento dopo allenamento, e chiunque può arrivarci per la stessa strada
Curiosità — Nella Cina degli Zhou occidentali «junzi» indicava letteralmente un nobile di sangue; è Confucio, nei Dialoghi, a spostarne il significato dalla genealogia alla condotta.
Nei Principi — Non sei ciò che decidi, sei ciò che ripeti
R. T. Ames, H. Rosemont Jr., The Analects of Confucius: A Philosophical Translation, Ballantine, 1998, Glossario s.v. «junzi»
Kalyāṇa-mittatā
la compagnia di amici virtuosi lungo il cammino spirituale — nel canone buddhista pali non un aiuto accessorio alla pratica, ma la pratica stessa
Origine — dal pali kalyāṇa «bello, buono, virtuoso» e mitta «amico», con il suffisso astratto -tā — letteralmente «lo stato della buona amicizia»
Nell'uso di tutti i giorni — il compagno di cordata da cui dipende l'intera scalata, non solo il collega che ti passa la corda nei tratti più duri
Curiosità — Nell'Upaddha Sutta il discepolo Ānanda dice al Buddha che la buona amicizia gli sembra «metà della vita santa»; il Buddha lo corregge subito: «Non è metà. È l'intera vita santa.»
Nei Principi — Le relazioni sono la medicina più potente
Upaddha Sutta (Saṃyutta Nikāya 45.2), trad. Thanissaro Bhikkhu, Access to Insight
Maraṇassati
nel canone buddhista pāli, la pratica formale di coltivare la consapevolezza della propria morte con un'unità di misura estrema: non il giorno, non il pasto, ma il singolo respiro
Origine — dal pāli maraṇa «morte» e sati «consapevolezza, presenza mentale, il tenere a mente» (dalla radice sanscrita smṛti, «memoria») — letteralmente «tenere a mente la morte»
Nell'uso di tutti i giorni — non pensare alla morte ogni tanto, come un promemoria sul calendario, ma farlo a ogni respiro — la frequenza più alta che si possa immaginare
Curiosità — Nel sutta il Buddha interroga i monaci su ogni quanto la coltivino: giudica insufficiente chi risponde «per il tempo di masticare e inghiottire un boccone» e approva solo chi risponde «per il tempo di un'espirazione e di un'inspirazione».
Nei Principi — Ricordare la morte insegna a vivere
Aṅguttara Nikāya 6.19-20 (Maraṇassati Sutta), in Bhikkhu Bodhi (trad.), The Numerical Discourses of the Buddha: A Complete Translation of the Aṅguttara Nikāya, Wisdom Publications, 2012
Matrice alimentare
l'architettura fisica di un alimento — la disposizione spaziale di cellule, fibre e componenti — che modula la digeribilità e l'assorbimento dei nutrienti indipendentemente dalla loro composizione chimica
Origine — dal latino matrix, matricis, «utero, ciò che dà origine» (da mater, «madre») — passato dal Cinquecento al senso figurato di «stampo, struttura che racchiude e dà forma»
Nell'uso di tutti i giorni — l'incastro fisico — pareti cellulari, fibre, gabbie di grasso — che decide quanto di un nutriente riesci davvero a estrarre da un boccone, anche quando la lista degli ingredienti sulla carta è identica
Curiosità — Ancora nel 2019, in una rassegna critica dedicata proprio a questo, Aguilera denuncia che il termine viene usato «in modo vago, spesso come sinonimo del cibo stesso o della sua microstruttura».
Nei Principi — Il cibo è informazione, non solo carburante
Aguilera J.M., «The food matrix: implications in processing, nutrition and health», Critical Reviews in Food Science and Nutrition, 59(22), 2019, pp. 3612-3629
Meletē thanátou
per Platone è l'attività propria del filosofo: allenare l'anima a separarsi dal corpo e dai suoi bisogni già in vita, così che alla morte — la separazione vera — trovi la strada già percorsa
Origine — dal greco μελέτη θανάτου, da meletē «cura, esercizio, pratica» (dal verbo meletáō) e thánatos «morte» — letteralmente «esercizio della morte»
Nell'uso di tutti i giorni — l'allenamento silenzioso di chi, invece di aggrapparsi a tutto ciò che possiede — corpo, oggetti, abitudini — si esercita ogni giorno a lasciarne un po' la presa, come una prova generale del distacco definitivo
Curiosità — La formula arrivò fino a Montaigne, che le dedicò l'intero capitolo XX del primo libro dei Saggi (1580), «Que philosopher c'est apprendre à mourir» — capovolgendone spesso il senso in un invito a vivere meglio, non a distaccarsi dal corpo.
Nei Principi — Ricordare la morte insegna a vivere
Platone, Fedone, 64a e 81a (trad. H. N. Fowler, Loeb Classical Library 36, Harvard University Press, 1914)
Meta-analisi
una tecnica statistica che prende i risultati di molti studi indipendenti sullo stesso fenomeno e li combina in una stima unica e più precisa, così un singolo esperimento fortunato o sfortunato pesa meno sul risultato finale
Origine — dal greco metá «oltre, al di là» e análysis «scioglimento, disamina» — letteralmente «analisi oltre l'analisi»: non un nuovo esperimento, ma lo studio di studi già fatti
Nell'uso di tutti i giorni — quel numero che senti citare quando dicono «la scienza dice che...» — non è un esperimento singolo, è la media pesata di decine di esperimenti diversi messi insieme
Curiosità — Il termine fu coniato nel 1976 dallo psicologo Gene Glass, nel discorso di apertura come presidente dell'American Educational Research Association.
Nei Principi — Le relazioni sono la medicina più potente · Non aspettare la passione per cominciare · Ricordare la morte insegna a vivere
Gene V. Glass, «Primary, Secondary, and Meta-Analysis of Research», Educational Researcher, vol. 5, n. 10, 1976, pp. 3-8
Metilazione
un meccanismo epigenetico che aggiunge un gruppo metile al DNA, di norma silenziando la trascrizione del gene interessato senza alterarne la sequenza
Origine — da metile, dal francese méthylène coniato nel 1834 dai chimici Jean-Baptiste Dumas ed Eugène Péligot dal greco methy, «vino», e hylē, «legno, materia» — con il suffisso -azione che indica il processo di aggiunta
Nell'uso di tutti i giorni — un'etichetta chimica minuscola che il corpo attacca al DNA senza cambiarne una lettera — non riscrive il gene, decide solo se verrà letto o messo a tacere
Curiosità — Chi fu concepito durante la carestia olandese del 1944-45 mostra, sessant'anni dopo, un pattern di metilazione diverso sul gene IGF2 rispetto ai propri fratelli non esposti — sessanta coppie di fratelli, misurate.
Nei Principi — Il cibo è informazione, non solo carburante
Heijmans B.T. et al., «Persistent epigenetic differences associated with prenatal exposure to famine in humans», Proceedings of the National Academy of Sciences, 105(44), 2008, pp. 17046-17049
Moai
un piccolo gruppo, tipicamente di circa cinque persone, che si impegna a sostenersi reciprocamente — economicamente, socialmente, emotivamente — per l'intera esistenza
Origine — dal giapponese/okinawano moai (模合), «unione, incontro reciproco» — nel Regno delle Ryukyu indicava originariamente gruppi di mutuo soccorso finanziario e di manodopera, poi estesi a reti di sostegno per tutta la vita
Nell'uso di tutti i giorni — la versione okinawana dei compagni di banco a vita: un patto assegnato da bambini che nessuno deve rinegoziare ogni mattina, perché dura fino alla vecchiaia
Curiosità — Ancora oggi circa metà della popolazione di Okinawa fa parte di un moai, e alcuni gruppi restano attivi per oltre novant'anni.
Nei Principi — Le relazioni sono la medicina più potente
Blue Zones, «Moai: This Tradition is Why Okinawan People Live Longer, Better», bluezones.com (2018)
Naringenina
un flavonoide (flavanone) presente negli agrumi, in particolare nel pompelmo, che nei saggi cellulari modula l'attività dei recettori nucleari PPARα, PPARγ e LXRα coinvolti nel metabolismo dei grassi
Origine — dal sanscrito nāraṅga, «arancio», passato al termine naringina — il glicoside da cui la naringenina deriva per idrolisi — con l'aggiunta del suffisso chimico -ina
Nell'uso di tutti i giorni — la molecola che dà l'amaro al pompelmo: in provetta, a dosi da laboratorio, entra fisicamente in tre tasche molecolari diverse e riscrive quali geni del fegato si accendono e quali si spengono
Curiosità — Nello studio del 2010 di Goldwasser e colleghi è descritta come il primo inibitore naturale e non tossico mai individuato per il recettore LXRα.
Nei Principi — Il cibo è informazione, non solo carburante
Goldwasser J. et al., «Transcriptional Regulation of Human and Rat Hepatic Lipid Metabolism by the Grapefruit Flavonoid Naringenin: Role of PPARα, PPARγ and LXRα», PLOS ONE, 5(8), 2010, e12399
Natura abhorret vacuum
la formula latina secondo cui il vuoto non può sussistere e viene sempre immediatamente colmato — attribuita per tradizione ad Aristotele ma in realtà una codificazione medievale e poi rinascimentale della sua idea, non una sua citazione
Origine — dal latino natura abhorret vacuum, «la natura aborre il vuoto» — formula attestata a partire dal XIII secolo, di paternità incerta, tradizionalmente ma erroneamente attribuita ad Aristotele; ripresa da Rabelais nel Gargantua (1534) e nel Pantagruel (1548), e ancora da Spinoza nel Seicento nella variante natura vacuum horret
Nell'uso di tutti i giorni — quella frase che tutti citano come una legge di natura scoperta dagli antichi, e che invece qualcuno ha semplicemente inventato nel Medioevo cucendole addosso il nome di un filosofo greco morto da secoli
Curiosità — Nella Fisica Aristotele sostiene, in greco e con altri argomenti, che il vuoto non può esistere: la formula latina che gli viene attribuita comparirà solo secoli dopo, e sarà infine smentita nei fatti dagli esperimenti di Torricelli e Pascal, che il vuoto lo produssero in laboratorio.
Nei Principi — Il vuoto di potere tende a riempirsi
Edward Grant, Much Ado about Nothing: Theories of Space and Vacuum, Cambridge University Press, 1981, cap. «Nature's abhorrence of a vacuum»
Noumeno
nel lessico di Kant, la cosa in sé, indipendente dalle forme con cui la nostra mente la riceve
Origine — dal greco nooúmenon, participio passivo di noeîn «pensare» — «ciò che è pensato», non ciò che è percepito
Nell'uso di tutti i giorni — la cosa com'è davvero, al netto di come ti arriva — e che per costruzione non puoi raggiungere
Curiosità — Kant lo contrappone al «fenomeno», ciò che appare: il primo resta inconoscibile per principio, non per mancanza di strumenti migliori.
Nei Principi — La mappa non è il territorio
Immanuel Kant, Critica della ragion pura, 1781
NOVA
una tassonomia degli alimenti in quattro gruppi basata sul grado e sullo scopo della trasformazione industriale subita, non sulla composizione nutrizionale del prodotto finale
Origine — non è un acronimo ma il termine portoghese per «nuovo», ripreso dal titolo del primo articolo del 2009 di Carlos Monteiro, «Uma nova classificação de alimentos» («Una nuova classificazione degli alimenti»)
Nell'uso di tutti i giorni — il sistema che non guarda cosa c'è nel piatto ma come ci è arrivato — un cereale fatto per l'85% di crusca pura finisce 'ultra-processato' solo perché è passato da un estrusore
Curiosità — In uno studio greco il 70% degli alimenti finiva classificato nella categoria peggiore, inclusi capisaldi della dieta mediterranea — segno di quanto la tassonomia sia sensibile alla tecnologia più che al contenuto.
Nei Principi — Il cibo è informazione, non solo carburante
Monteiro C.A., Cannon G., Levy R.B. et al., «NOVA. The star shines bright», World Nutrition, 7(1-3), 2016, pp. 28-38
Odds ratio
una misura statistica che confronta le probabilità (odds) che un evento accada in un gruppo rispetto a un altro — un valore di 1 significa nessuna differenza, sopra 1 indica un'associazione positiva, sotto 1 una negativa
Origine — dall'inglese odds «probabilità, quotazione» (dal norreno antico odda, «punta, vantaggio») e ratio «rapporto» — nato nel linguaggio delle scommesse, formalizzato in epidemiologia da Jerome Cornfield nel 1951 per gli studi caso-controllo
Nell'uso di tutti i giorni — il numero che dice 'di quante volte in più': se l'odds ratio è 1,50, chi ha legami forti gioca la partita della sopravvivenza con una mano di carte il 50% più favorevole di chi ne ha di deboli
Curiosità — Cornfield lo introdusse per dimostrare che, in presenza di una malattia rara, l'odds ratio calcolato su uno studio caso-controllo approssima bene il rischio relativo — un'intuizione che rese credibili questo tipo di studi in epidemiologia.
Nei Principi — Le relazioni sono la medicina più potente
Jerome Cornfield, «A Method of Estimating Comparative Rates from Clinical Data. Applications to Cancer of the Lung, Breast, and Cervix», Journal of the National Cancer Institute, 11:1269-1275 (1951)
Overclaiming
dichiarare di conoscere più di quanto si conosca davvero, spesso senza intenzione di mentire
Origine — dall'inglese to overclaim, «rivendicare più del dovuto» — over «oltre» e to claim «reclamare, sostenere»
Nell'uso di tutti i giorni — annuire al nome di un libro che non hai letto, e accorgertene solo dopo
Curiosità — Il test lo misura infilando fra i termini reali alcuni concetti inesistenti: chi dice di conoscere anche quelli sta sovradichiarando, e non può saperlo.
Nei Principi — Io so di non sapere
Delroy L. Paulhus et al., Overclaiming, Self-Enhancement, and the Overclaiming Questionnaire, 2003
Palatabilità
la proprietà di un alimento — data dall'interazione di gusto, odore, consistenza e aspetto — di risultare gradevole e di stimolare, per questo, l'assunzione oltre il bisogno fisiologico
Origine — dall'inglese palatability, da palatable («gradevole al palato», 1660 circa), da palate, dal latino palatum, «volta del palato» — poi esteso al senso figurato di «sede del gusto»
Nell'uso di tutti i giorni — non 'quanto è buono', ma quanto un cibo è progettato per essere difficile da smettere di mangiare
Curiosità — Negli esperimenti che isolano densità calorica e palatabilità come variabili separate, togliere solo l'iper-palatabilità a un cibo denso sposta l'introito calorico di poche decine di kcal — un effetto persino statisticamente marginale, molto più piccolo di quanto l'intuizione suggerirebbe.
Nei Principi — Il cibo è informazione, non solo carburante
Yeomans M.R., «Taste, palatability and the control of appetite», Proceedings of the Nutrition Society, 57(4), 1998, pp. 609-615
Performatività
la capacità di una descrizione di modificare ciò che descrive, invece di limitarsi a registrarlo
Origine — dall'inglese performative, coniato da Austin su to perform «eseguire, compiere» — un enunciato che non descrive un'azione, la compie
Nell'uso di tutti i giorni — «lo prometto» non racconta una promessa: la fa esistere nel momento in cui lo dici
Curiosità — Il sociologo Donald MacKenzie ha mostrato che il modello di Black-Scholes, adottato in massa dai trader dopo il 1973, spinse i prezzi reali delle opzioni ad avvicinarsi alle proprie previsioni.
Nei Principi — La mappa non è il territorio
J. L. Austin, How to Do Things with Words, 1962
Philia
il legame d'affetto reciproco tra persone che si vogliono bene per quello che sono, non per l'utilità o il piacere che se ne ricava — per Aristotele un ingrediente strutturale, non decorativo, della vita ben vissuta
Origine — dal greco philía, da phílos «caro, amico» — etimologia ultima incerta; è uno dei quattro termini greci per l'amore, insieme a eros, storge e agape
Nell'uso di tutti i giorni — l'amico vero non è il contorno nel piatto della vita, è una delle pietanze principali — quello che, tolto, ti lascia comunque a tavola ma con la fame
Curiosità — Aristotele dedica alla philia due libri interi dell'Etica Nicomachea su dieci — più spazio di quanto ne riservi a qualsiasi altra virtù, giustizia inclusa.
Nei Principi — Le relazioni sono la medicina più potente
Aristotele, Etica Nicomachea, libri VIII-IX (ca. 340 a.C.)
Pizia
la sacerdotessa di Apollo a Delfi, che pronunciava gli oracoli per conto del dio
Origine — dal greco Pythía, da Pythṓ, nome arcaico di Delfi — a sua volta legato al serpente Pitone ucciso da Apollo
Nell'uso di tutti i giorni — si dice «responso della Pizia» di una risposta autorevole e insieme ambigua, che ognuno legge come gli conviene
Curiosità — Fu un suo responso a dichiarare che nessuno era più sapiente di Socrate — e Socrate passò il resto della vita a cercare di capire in che senso potesse essere vero.
Nei Principi — Io so di non sapere
Liddell-Scott-Jones, A Greek-English Lexicon, s.v. «Πυθία»
Preregistrato
la pratica di depositare pubblicamente ipotesi, metodo e analisi previste di uno studio prima di raccogliere o guardare i dati, così che sia verificabile se i risultati confermano ciò che era atteso o sono nati dopo, osservando i numeri
Origine — dal latino prae- «prima» e registrare, da registrum «registro», dal tardo latino regesta «cose annotate», participio di regerere «riportare, trascrivere» (re- «indietro» + gerere «portare»)
Nell'uso di tutti i giorni — dichiari per iscritto, prima di guardare i dati, cosa ti aspetti di trovare — così dopo non puoi riscrivere la storia per farla tornare
Curiosità — Il termine entra nel vocabolario della ricerca psicologica con questo significato solo nel 2014, sulla rivista Psychological Science — la pratica arriva dalla registrazione obbligatoria dei trial clinici, dove serviva a impedire che i farmaci inefficaci sparissero semplicemente dai risultati pubblicati.
Nei Principi — Non aspettare la passione per cominciare · Ricordare la morte insegna a vivere
Nosek, B.A., Ebersole, C.R., DeHaven, A.C., Mellor, D.T., «The preregistration revolution», Proceedings of the National Academy of Sciences, 115(11), 2018, pp. 2600-2606
Randomizzazione mendeliana
un metodo di epidemiologia genetica che usa varianti del DNA associate a un fattore di rischio come proxy naturali di quel fattore, per stimare un effetto causale evitando le distorsioni tipiche degli studi osservazionali
Origine — coniato da Gray e Wheatley nel 1991 in uno studio sui trapianti di midollo osseo, per analogia con la segregazione casuale degli alleli descritta da Gregor Mendel nell'Ottocento
Nell'uso di tutti i giorni — sfruttare il fatto che i tuoi geni ti sono stati assegnati a caso alla nascita, come un lancio di dadi già fatto dalla natura, per capire se un fattore causa davvero qualcosa senza dover organizzare un esperimento apposta
Curiosità — Il termine nasce non dalla nutrizione ma dai trapianti di midollo osseo: l'idea era confrontare i pazienti con un fratello donatore compatibile — assegnato per puro caso genetico — con quelli senza, come in un trial randomizzato mai organizzato da nessuno.
Nei Principi — Il cibo è informazione, non solo carburante
Gray R., Wheatley K., «How to avoid bias when comparing bone marrow transplantation with chemotherapy», Bone Marrow Transplantation, 7(Suppl 3), 1991, pp. 9-12; concetto esteso all'epidemiologia causale da Davey Smith G., Ebrahim S., «'Mendelian randomization'», International Journal of Epidemiology, 32(1), 2003, pp. 1-22
Reificazione
scambiare una rappresentazione mentale per la realtà che descrive, dando corpo di cosa a ciò che è solo un concetto
Origine — dal latino res, rei «cosa» e facere «fare» — letteralmente «far diventare una cosa»
Nell'uso di tutti i giorni — quando tratti un'etichetta come se fosse la persona — «è un pigro», non «oggi non ha fatto nulla»
Curiosità — Il termine entra nel lessico filosofico attraverso Marx e poi Lukács, che lo usa per i rapporti sociali che assumono l'aspetto di rapporti fra oggetti.
Nei Principi — La mappa non è il territorio
Ernout-Meillet, Dictionnaire étymologique de la langue latine, s.v. «res»
Sealioning
la tattica di logorare qualcuno con richieste di prove insistenti e formalmente cortesi, simulando buona fede
Origine — dall'inglese sea lion «leone marino», dal nome della vignetta che coniò il termine
Nell'uso di tutti i giorni — chi ti insegue chiedendo «fonti?» a ogni frase, con tono impeccabile, finché non molli la conversazione
Curiosità — Nella vignetta un leone marino segue una coppia fin dentro casa, ripetendo con garbo di volere solo un confronto civile — ed è proprio la cortesia a rendere impossibile liberarsene.
Nei Principi — Io so di non sapere
David Malki, The Terrible Sea Lion, Wondermark n. 1062, 2014
Secretina
un ormone rilasciato dalla mucosa duodenale in risposta all'acidità del contenuto intestinale, che stimola il pancreas a secernere succhi digestivi per via ematica anziché nervosa
Origine — dal latino secretus, participio passato di secernere, «separare, secernere» — scelto da William Bayliss ed Ernest Starling per il ruolo della sostanza nel far secernere il pancreas
Nell'uso di tutti i giorni — il primo messaggio chimico mai sorpreso a viaggiare nel sangue invece che nei nervi — la prova che il corpo può mandare ordini anche senza fili
Curiosità — Fu scoperta in un cane a cui erano stati recisi tutti i nervi dell'intestino: il pancreas rispose comunque, e da quell'esperimento tre anni dopo Starling coniò la parola «ormone».
Nei Principi — Il cibo è informazione, non solo carburante
Bayliss W.M., Starling E.H., «The mechanism of pancreatic secretion», The Journal of Physiology, 28(5), 1902, pp. 325-353
Segnalazione costosa
un segnale che risulta credibile proprio perché è costoso da produrre — solo chi possiede davvero la qualità che vuole comunicare (ricchezza, forza, capacità) può permettersi di sostenerne il costo senza danneggiarsi
Origine — traduzione italiana dell'inglese costly signaling, dalla teoria del «principio dello svantaggio» (handicap principle) formulata dal biologo Amotz Zahavi nel 1975 per spiegare perché un segnale, per restare onesto, deve costare caro a chi lo emette
Nell'uso di tutti i giorni — il pavone che si permette una coda enorme e ingombrante proprio perché è uno svantaggio: mostrare che puoi permetterti di 'sprecare' qualcosa di visibile e costoso comunica in modo credibile una qualità che nessuno potrebbe verificare altrimenti
Curiosità — La teoria di Zahavi fu accolta con scetticismo dai biologi evoluzionisti per oltre un decennio, e presa sul serio solo dopo che nel 1990 il matematico Alan Grafen ne fornì una dimostrazione formale rigorosa.
Nei Principi — I soldi comprano libertà, il resto è vetrina
Amotz Zahavi, «Mate Selection—A Selection for a Handicap», Journal of Theoretical Biology, vol. 53, n. 1, 1975, pp. 205-214
Servilismo intellettuale
il vizio per difetto dell'umiltà intellettuale — dare troppo poco peso alle proprie ragioni, non troppo
Origine — dal latino servus «schiavo», attraverso servilis «da schiavo»
Nell'uso di tutti i giorni — cedere su ciò che sai per non reggere l'attrito di chi parla più forte
Curiosità — Gli autori mostrano che umiltà, arroganza e servilismo non stanno su una sola linea con l'umiltà al centro: arroganza e servilismo sono due modi distinti di sbagliare la misura di sé.
Nei Principi — Io so di non sapere
Dennis Whitcomb, Heather Battaly, Jason Baehr, Daniel Howard-Snyder, Intellectual Humility: Owning Our Limitations, 2017
Task-bracketing
il pattern neurale per cui, in un'azione ormai automatizzata, i neuroni dello striato si attivano intensamente solo all'inizio e alla fine della sequenza, restando quasi silenti per tutta la sua esecuzione
Origine — termine tecnico coniato nel 2005 dal laboratorio di Ann Graybiel al MIT, dall'inglese to bracket «mettere fra parentesi» — descrive come i neuroni dello striato marchino l'inizio e la fine di una sequenza d'azione, lasciando silenzioso l'intervallo
Nell'uso di tutti i giorni — come le parentesi di un'equazione: il cervello accende la luce per aprire la parentesi all'inizio del gesto, la riaccende per chiuderla alla fine — e spegne tutto quello che sta in mezzo, per tutta la durata dell'azione
Curiosità — Il team di Graybiel lo osservò registrando ratti che percorrevano un labirinto a T ormai a memoria: dove prima c'era un fuoco continuo di scariche, restavano soltanto due lampi, uno in apertura e uno in chiusura.
Nei Principi — Non sei ciò che decidi, sei ciò che ripeti
T. D. Barnes, Y. Kubota, D. Hu, D. Z. Jin, A. M. Graybiel, «Activity of striatal neurons reflects dynamic encoding and recoding of procedural memories», Nature, 437, 2005, pp. 1158-1161
Telos
lo scopo intrinseco verso cui una cosa tende per la propria natura, non un obiettivo che le si assegna dall'esterno a piacimento — in Aristotele è una delle quattro cause, la causa finale
Origine — dal greco télos «fine, compimento, scopo», imparentato con il verbo téllein «portare a termine» — da cui deriva anche «teleologia»
Nell'uso di tutti i giorni — il seme di quercia che 'sa' già dentro di sé cosa deve diventare, anche prima che qualcuno gli dia acqua o luce
Curiosità — Nella dottrina aristotelica delle quattro cause — materiale, formale, efficiente, finale — il telos è quella a cui Aristotele dedica più spazio, perché risponde alla domanda «a che scopo», non «da che cosa» o «per mano di chi».
Nei Principi — I soldi comprano libertà, il resto è vetrina
Liddell-Scott-Jones, A Greek-English Lexicon, s.v. «τέλος»; Aristotele, Etica Nicomachea, I, 1, 1094a
Tianming
la dottrina secondo cui il diritto a governare è concesso da un'autorità superiore in base al comportamento virtuoso del sovrano, e può essere ritirato e trasferito a un'altra dinastia quando quel comportamento viene meno
Origine — dal cinese 天命 (tiānmìng), composto da 天 tiān «cielo» e 命 mìng «comando, decreto, destino» — letteralmente «decreto del Cielo»; concetto elaborato dalla dinastia Zhou occidentale per legittimare la propria conquista sugli Shang
Nell'uso di tutti i giorni — come una licenza d'affari che il capo può revocare in qualsiasi momento se scopre che stai gestendo male il negozio — non un diploma che tieni per sempre appeso alla parete
Curiosità — Mencio arriva a dire che giustiziare un sovrano che ha perso il Mandato non è regicidio, perché chi lo ha perso non è più, tecnicamente, un sovrano — è già solo un privato cittadino.
Nei Principi — Il vuoto di potere tende a riempirsi
Shangshu (Libro dei Documenti), 召誥 «Annuncio del duca di Shao», parr. 7 e 10 (trad. James Legge), Chinese Text Project; cfr. Ulrich Theobald, «tianming 天命, the Mandate of Heaven», ChinaKnowledge.de
Time-binder
la definizione che Korzybski dà dell'essere umano — l'unico animale capace di trasmettere conoscenza attraverso le generazioni, così che ognuno riparta da dove l'altro si è fermato
Origine — dall'inglese time «tempo» e to bind «legare» — «legante di tempo»
Nell'uso di tutti i giorni — quando impari in un pomeriggio ciò che a qualcuno è costato una vita, stai legando tempo
Curiosità — Korzybski classificava le piante come «leganti di energia» e gli animali come «leganti di spazio»: solo l'uomo, nel suo schema, lega il tempo.
Nei Principi — La mappa non è il territorio
Alfred Korzybski, Manhood of Humanity, 1921
Tranquillitas
nella tradizione stoica, la condizione stabile di chi non è più in balìa dei propri giudizi
Origine — dal latino tranquillus, propriamente detto del mare senza onde — da cui «calma», prima ancora che stato d'animo
Nell'uso di tutti i giorni — non l'assenza di guai, ma il non essere più sbattuto da ogni guaio
Curiosità — L'immagine marina è il punto: il mare tranquillo non è un mare senza vento, è un mare che il vento non riesce più a scomporre.
Nei Principi — Non sono le cose a turbarci, ma i giudizi sulle cose
Seneca, De tranquillitate animi
Treadmill edonico
il meccanismo per cui il livello di felicità tende a tornare verso un punto base personale dopo un evento positivo o negativo, perché il metro di paragone si aggiorna insieme all'esperienza invece di restare fisso
Origine — traduzione italiana dell'inglese hedonic treadmill, coniato da Brickman e Campbell nel 1971 per descrivere come il punto di riferimento della felicità si sposti insieme a ogni cambiamento delle circostanze di vita
Nell'uso di tutti i giorni — il tapis roulant che accelera insieme a te: corri più forte, ma il nastro sotto i piedi va più veloce di pari passo, e resti sempre allo stesso punto
Curiosità — Il concetto divenne celebre nel 1978, quando Brickman e colleghi confrontarono vincitori alla lotteria e vittime di incidenti gravi, trovando che entrambi i gruppi erano tornati, un anno dopo, vicino al proprio livello di felicità di partenza.
Nei Principi — I soldi comprano libertà, il resto è vetrina
Philip Brickman, Donald T. Campbell, «Hedonic Relativism and Planning the Good Society», in M. H. Appley (a cura di), Adaptation-Level Theory: A Symposium, Academic Press, 1971, pp. 287-305
Ubuntu
la filosofia bantu secondo cui una persona diventa persona solo attraverso le altre persone: la relazionalità non è un aiuto alla vita umana, ne è la definizione stessa
Origine — dalle lingue bantu nguni (zulu, xhosa) — dal prefisso astratto ubu-, che indica uno stato dell'essere, e -ntu, «persona» — condensata nel proverbio umuntu ngumuntu ngabantu
Nell'uso di tutti i giorni — uno specchio che ti restituisce la tua stessa umanità solo se prima qualcun altro te la riflette — da solo non ti vedi affatto
Curiosità — Desmond Tutu ha reso celebre a livello internazionale la formula umuntu ngumuntu ngabantu, usandola come chiave di lettura della riconciliazione sudafricana post-apartheid.
Nei Principi — Le relazioni sono la medicina più potente
Internet Encyclopedia of Philosophy, s.v. «Hunhu/Ubuntu in Traditional Southern African Thought»
Warlordismo
la condizione politica in cui il controllo effettivo di un territorio è frammentato tra comandanti armati locali che esercitano un potere simile a quello statale senza riconoscersi in un'autorità centrale comune
Origine — da warlord, «signore della guerra» (in inglese attestato dal 1856), più il suffisso -ismo che ne designa il sistema o il fenomeno diffuso; ripreso in Cina come junfa dal giapponese gunbatsu per descrivere il caos politico seguito al 1916
Nell'uso di tutti i giorni — non l'anarchia pura e semplice, ma tanti piccoli capi armati che si dividono il territorio come un mosaico di feudi in miniatura, ciascuno con la sua milizia privata e i suoi posti di blocco
Curiosità — Coniato per descrivere la Cina degli anni Venti, il termine è tornato in uso negli anni Novanta per Somalia, Liberia e Afghanistan — lo stesso copione, ripetuto un secolo dopo su un altro continente.
Nei Principi — Il vuoto di potere tende a riempirsi
Oxford English Dictionary, s.v. «warlordism, n.»; cfr. l'uso storico del termine cinese equivalente junfa 軍閥, mutuato dal giapponese gunbatsu, per il periodo dei signori della guerra in Cina, 1916-1928